Il vulcanesimo folk-punk-rock di Johnny DalBasso, raccontato a Germi

folk-punk-rock Johnny DalBasso

Alta la temperatura raggiunta con Johnny DalBasso la sera del 22 febbraio 2020 a “Germi – Luogo di contaminazione”; le sue parole nell’intervista di seguito aiutano a raccontare.

Su uno sfondo dalle luci rossastre, scaffali arricchiti da libri e qualche soprammobile, esplode la musica folk-punk-rock di Johnny DalBasso, che ben si abbina a quell’atmosfera calda. Lui non suona solamente, scoppietta e trasmette un’energia fortissima che travolge anche il pubblico più timido.

La sua musica è fisica, ci butta dentro tutto se stesso, non si risparmia nè rilassa un attimo. Si esprime da solo ma fa per una band intera: è un one-man-band che strimpella infervorito la chitarra e tiene il ritmo, come se avesse più mani e piedi, con batteria e rullo. Si muove coordinato e, padrone di quel che canta e suona, esercita una forte attrazione su chi assiste al suo spettacolo.

Ispirato al rock di Celentano, si dà anche a qualche cover dello stesso che reinterpreta in maniera assolutamente personale, carica e ricca di dettagli.

Verso la fine riproduce suoni elettronici con chitarra e batteria, ipnotizzando i presenti.

Intervista a Johnny DalBasso e il suo punk italiano

A concerto concluso ho avuto il piacere di parlare con Johnny, una persona cordiale e piacevole. Abbiamo fatto una bella chiacchierata che si è trasformata in breve intervista, durante la quale mi ha raccontato un po’ della sua musica folk-punk-rock.

Johnny, qual è l’origine del tuo “vulcanesimo”?

«Ho cominciato a fare Johnny a 30 anni, ho cambiato totalmente la mia vita e ho creato JDB: parte tutto da questo logo.

Inizialmente facevo parte di un gruppo, eravamo in 3, ma non riuscivo ad esprimermi. C’era qualcosa che mancava e mancava proprio il fatto che dovevo togliere.

Invece JDB è stato come un ritorno all’origine della musica: mi sono chiesto come fare a suonare, mantenere l’armonia e a cantare. Come risposta ho creato batteria, rullo e chitarra per l’armonia e la voce per esprimere ciò che pensavo.

Mi piaceva l’idea che da un’unica persona provenisse il ritmo, l’armonia e il pensiero, come fosse una piramide

Johnny sul palco è coreografico, mixa uno strumento con l’altro con decisione e naturalezza. Sul sul folk-punk-rock e la sua capacità da one-man-band dice:

«Non sono molto coordinato nella vita reale, però suonare più strumenti mi riesce bene. Per esempio, quando suono anche solo la chitarra batto sempre il piede, come fosse naturale portare anche il ritmo. Infatti il batterista del trio, con il quale suono a volte, segue il mio piede come fossi una sorta di metronomo naturale.»

Racconta che a 30 anni ha modificato totalmente la sua vita, ha abbandonato tutti i lavori che faceva e ha cominciato a girare come one-man-band su un vecchio maggiolino, facendo più di 200 date all’anno in posti grandi, piccoli, palchi grandissimi e aprendo anche concerti come quello del Teatro degli Orrori e Bob III.

Il folk-punk-rock di Johnny DalBasso nasce dal sud e fa rumore

Le origini di Johnny DalBasso sono campane, precisamente della provincia di Avellino (Irpinia bassa), territorio che gli ha concesso di essere e fare Johnny, e al riguardo dice: «Isolato da tutto, il silenzio mi ha permesso di fare più rumore

Mi confida il suo pensiero sul sud e il rapporto con la sua terra d’origine:

«Penso che i gruppi potenti in Italia siano nati nelle provincie, perché c’è la possibilità di suonare la batteria nei luoghi più disparati e credo ci sia un legame tra il sud e il desiderio di creare qualcosa: io ho un rapporto di odio e amore con la mia terra, per esempio nella mia zona non ho mai suonato dal vivo, il primo concerto l’ho fatto in Puglia.»

Sulla figura del one-man-band aggiunge:

«Quando ho cominciato nel 2012 era un po’ raro vedere un one-man-band, soprattutto italiano. Di one-man-band inglesi se ne vedono tanti invece, anche un po’ psichedelici. Io ho voluto fare questa “cosa” un po’ folle. Il problema del one-man-band è che se non senti di volerlo fare si capisce perfettamente, lui entra più in simbiosi con il pubblico rispetto ad una band.»

Johnny DalBasso e il suo folk-punk-rock, autobiografico e sociale

L’intervista con Johnny e il suo punk italiano, e non solo, si conclude con le curiosità sui suoi brani musicali e i desideri.

I tuoi testi sono tutti autobiografici?

«La maggior parte dei miei brani sono autobiografici. Ultimamente sto scrivendo dei pezzi più sulla situazione sociale, in modo molto ironico. A me non piacciono le canzoni retoriche, il cantante non deve essere una guida, il cantante è intrattenimento, se poi ti fa venire voglia di leggere Freud ci deve arrivare per vie traverse; la musica può essere anche un sottofondo a qualcosa di culturalmente valido

A Johnny piace raccontare la società, ma anche i rapporti di coppia perché pensa che in essi ci sia la società. Nei suoi testi e nelle sue performance dal vivo la dolcezza non è immediata ma c’è, insieme a tanta passione, e lo conferma il suo desiderio di darle forma e visibilità nei suoi prossimi progetti.

Quali sono i tuoi desideri legati alla vita musicale?

«Vorrei fare un disco potentissimo, ancora più potente, e poi fare un disco dolcissimo, agrodolce. Voglio fare un disco estremo, che ho già in progetto.

Inoltre mi piace l’idea di fare presto, quest’urgenza nel dover mettere in campo qualcosa, mi piace un sacco. Il prossimo passo sarà estremo e dolce

Si conclude con queste parole l’intervista sul punk italiano, e non solo, di Johnny DalBasso. È stata una chiacchierata dal sapore agrodolce, come i suoi desideri, che mi auguro realizzi presto e renda tutti noi partecipi.

Leggi anche: L’esibizione dei Golfers alla Santeria: tanta buona musica elettronica

Johnny DalBasso chi è?

Johnny DalBasso è un one-man-band tutto italiano che inizia a suonare il suo folk-punk-rock nel 2013.

Incide il suo primo disco dal titolo “JDB” nel 2014 e nello stesso anno dà inizio al “Copiapirata tour”, che lo vede protagonista di 12 live in cui vende le copie di quello che poi diverrà il suo secondo disco, “IXTour”, uscito ufficialmente nell’agosto del 2016.

Il suo ultimo album è “Cannonball”, sfornato a gennaio del 2019. Ne consiglio l’ascolto, soprattutto dal vivo. Fate presto!

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