“Oltre” di Elso, un album tra Gentilezza e Scusa in un’intervista: «La sofferenza mi fa reagire e scrivere canzoni»

elso intervista

Un disco gentile, introspettivo, immediato è quello di Luca Cascella, in arte Elso. Nasce soprattutto dal desiderio di trasformare la sofferenza in consapevolezza e bellezza. Se ci è riusciuto? Sì, eccome, e lo puoi scoprire leggendo questo pezzo, frutto di un’intervista con l’artista e dell’ascolto dell’album “Oltre” uscito a marzo 2025.

Elso da “Gentilezza” a “La cosa giusta”, una scrittura incisiva e un mettersi a nudo

«Io non riesco a scrivere una canzone se sono felice. Ai tempi ero talmente frustrato, nervoso, incazzoso per una situazione, ero sofferente e questa sofferenza mi ha portato a fare qualcosa, a reagire. Quindi, scrivo le canzoni grazie alla sofferenza.»

È con queste parole e con “Gentilezza” ad esordire: “Avrei bisogno di una gentilezza, di un bacio, di una carezza, avrei bisogno di un po’ di cultura, di chi non ha paura”. Qui, ma anche per tutto il progetto, emerge il carattere cantautorale di Luca Cascella che dà spazio ad una scrittura incisiva, che proviene da un vissuto intenso che ha voluto ripercorrere e comprendere con uno sguardo più maturo e libero da pregiudizi.

Elso ha origini meridioanali ma vive a Milano e a questa città dedica, appunto, “Milano“, il secondo pezzo del disco, e canta “Milano è come mio papà, subito sembra uno stronzo ma lo fa per darti qualche chance”. Chi la vive può riconoscersi in queste parole e chi ha lasciato la propria terra per qualcosa di meglio può fare i conti con i pro e i contro ed Elso lo sa e lo racconta con schiettezza e mettendosi a nudo, due modalità che abbracciano l’intero album.

“Ti regalerei le mie delusioni che prima di cadere erano aspettative. Vivo di obiettivi, di scivoloni, troppo ripidi per chi lo fa da solo” è “Trappola”: la 3° traccia che scorre veloce ed esce dalla pancia di chi cammina sulla corda e non si accontenta solo di quel che vede perché può risultare solo una trappola. Luca Cascella è viscerale, un’altra caratteristica che definisce la sua musica.

Elso fa “La cosa giusta”, 4° pezzo del disco, e ci confida:  “Mi sento nudo ed indifeso eppure ho tutto, almeno credo, avevo un sogno e non lo vedo, ho perso gli occhi o non dormo più. Voglio invecchiare per migliorare”. Si tocca con mano, anche qui, questo suo lavoro di introspezione ma anche di ricerca musicale. Per il primo sceglie la sua vita con i dubbi e i tormenti, per la seconda l’elettronica che accompagna tutti i brani.

Senso di perdita, di se stesso e delle occasioni, emerge da “Quando morirò”, traccia smorzata da una leggera contezza: “Forse non conta la meta, ma conta il tempo con i passi di chi va piano, rispetta i sorrisi, se stesso e le strette di mano”. Elso si lascia andare ma riuscendo a trovare sempre una nota utile e dalla quale ripartire per intonare una melodia rinnovata, di cui godere e da trasmettere.

In “Oltre” di Elso: il tema dei genitori, del lasciare andare, dei sogni

Con “La fine dei miei” siamo a più della metà del disco e ci arriviamo pronti ad affrontare un tema sensibile, ovvero quello sui genitori. Di consapevolezza ce n’è parecchia, forse perdono, sicuramente crescita. Guardare ai genitori con uno spirito critico, anche se questo può voler dire smettere di vederli perfetti e invincibili: “Non credo agli indeterminati ma all’amore finché può durare. Mi sono accorto che qualcosa non va, tra la mia testa e chi mi vuole bene”.

E poi, “Cazzo gridi?” è un po’ un continuum de “La fine dei miei”. Ascoltare meglio per capire, dopo un ritornello che dice: “Non sono un figlio di puttana, sono figlio delle lacrime e delle bugie. Io sono figlio dell’amore, della felicità, degli avvocati che non vogliono la verità”.

Al riguardo Elso ha voluto condividere questo suo sentire:

«Sono cresciuto prima, perché da una parte scappavo che non volevo sentire tutte quelle robe lì e dall’altra parte però ho avuto la certezza che comunque nulla è infinito, non lo è la vita e non lo è un rapporto, non lo è il divano su cui sono seduto. Tutto inizia e tutto finisce e quindi se si è consapevoli, si riesce anche ad affrontare le cose in una maniera diversa: è il famoso saper lasciare andare».

In “Oltre”, penultima traccia dell’album, Elso canta: “Ho perso se mi cuci una nuova faccia addosso e non sai andare oltre ad un tuo difetto”. La perdita, i compromessi, il silenzio lo attraversano, ma anche i sogni. E a proposito di quest’ultimi dice:

«Il mio sogno impossibile è quello di creare una sorta di comunità dove ogni concerto può diventare una messa e possiamo un po’ esorcizzare i nostri problemi.».

Con Elso la musica è veicolo, strumento per approfondire, esorcizzare e condividere. Lo fa fino a “Scusa”, brano con cui si conclude il disco: “Le stelle cadono in acqua, i desideri stanno a galla finché non li salvi tu”.

Elso ha sofferto ma ha saputo trasformare in bellezza tutto quel dolore e ha voluto regalare a se stesso e a noi quello che ha compreso e sul quale vuole ancora lavorarci, e ha aggiunto:

«Ogni tanto succede, ogni tanto trovo persone che si rispecchiano in quello che canto ed è una cosa che mi fa strapiacere, soprattutto perché forse stanno combattendo la mia stessa battaglia. Dividere un po’ questo peso sicuramente aiuta.».

E se questa carrellata musicale, tra pezzi e dichiarazioni di Elso, ti ha un po’ incuriosito, preparati ad un po’ di live a partire da ottobre 2025. Potrà essere emozionante!

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