Skeye, vincitrice del Premio Lunezia 2025: «Non so parlare, per questo canto. Il mio lato intimo il pubblico non l’ha conosciuto»

skeye intervista

Skeye, vincitrice del Premio Lunezia 2025, ha lasciato Castelforte per costruire la sua carriera da cantautrice a Milano, studiando presso il CPM Music Institute di Franco Mussida.

Ha pubblicato due pezzi, “Polaroid”, con cui ha gareggiato, e “Non ci credo +”, che raccontano due situazioni diverse l’una dall’altra: cambiano i soggetti e l’ambito; li accomuna invece il suono, allegro e ballabile.

«Io prima di allora non avevo mai vinto niente, e soffrivo un po’ questa cosa perché dicevo, vado ovunque e do il meglio di me quando posso, spesso ho dato anche il peggio, quindi ho accettato le sconfitte, però possibile che non arrivi a nessuno?! E invece quando poi c’è stato il riconoscimento con il Premio Lunezia, mi son detta “allora qualcosa arriva!”».

Il Premio Lunezia ha segnato anche un cambiamento nel modo in cui Skeye percepisce se stessa: dall’insicurezza è passata a una maggiore consapevolezza. Anche il percorso di studi al CPM sta contribuendo alla sua crescitta artistica e personale, e sta rafforzando la sua autostima.

E della ragazza che è partita da Castelforte, ecco cosa è rimasto in lei:

«Sicuramente è rimasta la passione, la determinazione, l’ingenuità, perché a prescindere dalle cose che succedono, io tendo ad essere una persona abbastanza ingenua, Skeye si illude facilmente. Però penso di essere migliorata, non credo di aver perso, ma di aver modellato.».

Skeye vive Milano, “la città che corre”, senza lasciarsi sopraffare. La realtà milanese le ha regalato riservatezza e la libertà di esprimersi senza essere giudicata, e questa è un aspetto che le piace tantissimo:

«Quando c’è da correre corro, però, di base, Milano non mi ha contagiata sotto questo punto di vista. Mi sento molto serena, rilassata con i miei tempi.».

Skeye e un’identità musicale che sfugge all’etichetta

Il suo immaginario musicale spazia dal pop elettronico all’indie folk, ma in realtà a Skeye interessa più costruire un’identità che sfugge all’etichetta:

«Io voglio fare qualcosa che mi permetta di esprimermi a 360 gradi e mi permetta di esprimere ogni emozione nel modo in cui quell’emozione io la vivo.».

Alla domanda su cosa scopre di sè quando sale sul palco, rispetto a ciò che emerge durante la scrittura, risponde:

«L’incapacità di parlare, perché io lo dico sempre, quando faccio un qualsiasi live dico sempre “ciao a tutti, io sono Skeye, non so parlare, per questo canto”.».

E poi aggiunge:

«Il mio lato intimo ancora il pubblico non l’ha conosciuto, non l’ha visto ancora nessuno. L’hanno visto le persone che c’erano nella finale del Premio Lunezia l’anno scorso. A settembre potrebbe uscire qualcosa e si scoprirà un altro lato del mio progetto.».

In attesa di scoprire i suoi prossimi progetti, vale la pena seguire il percorso di questa giovane cantautrice. Dopo il riconoscimento ottenuto con il Premio Lunezia, potrebbe rivelare nuovi aspetti della sua identità artistica, soprattutto se continuerà a coltivare lo stesso spirito genuino e la stessa curiosità.

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