In Ana Carla Maza si mescolano radici cubane, musica classica, jazz e ritmi afro-cubani, e anche profonda passione e quel pizzico di sana esuberanza.
Si presenta così anche sul palco: tinte rosse e una presenza scenica magnetica e mai fuori posto fanno emergere un’artista che si conferma allo stesso modo anche in “Alamar”, ultimo suo progetto musicale.
Ecco chi è Ana Carla Maza e cosa racconta di sè prima di tutto:
«Sono violoncellista, cantante, compositrice e produttrice cubana. Mi piace raccontare storie attraverso il violoncello e la voce, creando un spazio dove le persone possano emozionarsi e sentirsi libere. “Alamar” è il progetto più personale che abbia mai scritto, un viaggio tra memoria, mare, ritmo, libertà e identità. “Alamar” è il quartiere dove sono nata ma oggi rappresenta qualcosa di molto più grande: è la nostra radice, i nostri ricordi, è il viaggio che tutti facciamo nella vita.»
La voce e il violoncello raccontano insieme la stessa storia: Ana Carla Maza porta Cuba dentro di sè, e attraverso il ritmo anche la gioia di vivere, il senso della comunità e il modo naturale di convivere con la musica. A Cuba ha imparato che la musica non appartiene al teatro, ma alla persona e alla storia.
Ana ha maturato una formazione classica a Parigi, che le ha trasmesso la profondità, la disciplina e l’amore per la musica classica.
Per l’artista il silenzio è parte stessa della creatività: è nel tempo lento, nella natura e nella solitudine che arrivano le idee più importanti. È fondamentale per lei dedicare tempo a se stessa, sul palco invece esplode con l’energia che le scorre per tutto il corpo:
«Ho scelto di costruire il mio percorso in modo indipendente, libero, come donna libera. Oggi compongo, produco e pubblico la mia musica attraverso la mia casa discografica. Per me la libertà di creare è fondamentale per parlare della mia storia, per parlare dell’essenziale di una donna compositrice.».

Le radici, l’Italia e i sogni di Ana Carla Maza
Cuba e Cile sono parte della sua identità. Ana Carla Maza è nata a Cuba, ma la storia della sua famiglia è profondamente legata al Cile. Sua nonna e suo padre hanno vissuto l’esilio e hanno trovato a Cuba una nuova casa. È cresciuta ascoltando i loro racconti e questo le ha insegnato molto presto il valore della libertà, della dignità e della solidarietà.
Per Ana Carla Maza la musica che produce non è mai fine a se stessa:
«Questa è la mia missione: trasformare la memoria, il dolore e i momenti difficili della vita in qualcosa di bello e di calmo, insieme all’accettazione.».
L’artista si è esibita anche in Italia e al riguardo ha aggiunto:
«È un pubblico molto sensibile, ascolta con il cuore. Ogni volta che torno sento sempre un’accoglienza straordinaria perché l’Italia ha una relazione bellissima con Cuba. Cuba-Italia è un amore infinito, sempre! Inoltre, ho appena scritto la mia prima opera sinfonica, “Alamar Symphonic Suite”, che debuterà il 19 luglio presso la Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo. Io sono realmente felice di presentare il nuovo disco, però la versione sinfonica è un’opera prima per me.».
Da “La Flor“, del 2020, fino all’attuale “Alamar”, l’artista ha vissuto un’evoluzione personale. Sente di custodire in sè sempre la stessa essenza e la stessa maniera di sentire la musica, al di là delle nuove e numerose esperienze.
Anche gli incontri che ha vissuto hanno assunto una posto importante nella sua vita da artista. Ogni grande musicista le ha insegnato qualcosa di diverso ma la lezione più importante è stata capire che i grandi artisti non smettono mai di essere curiosi. Ana, infatti, continua ad ascoltare e a mettersi in discussione.
Il suo sogno principale è quello di poter fare musica sempre, e un altro sogno è il cinema che, secondo l’artista, insieme alla musica crea un’immagine forte e ancora più immersiva. Le piacerebbe sentire nel cinema lo stesso sentimento e la stessa emozione che riscontra quando compone, ma anche quando racconta di sé e sul suo percorso artistico.
Per Ana Carla Maza la musica non è soltanto espressione artistica, è il modo attraverso cui la memoria continua a vivere e il dolore può trasformarsi in bellezza. Ed è proprio questa la forza di “Alamar”.