Franco J. Marino e un nuovo linguaggio musicale con “Napolatino”: «Non corro dietro le mode, perché sono un cantautore. I cantautori non sposano le mode»

franco j marino intervista

Sulle spiagge di Fregene, tra il vento e la brezza marina, Franco J. Marino si è raccontato e ha condiviso le curiosità su “Napolatino”, il suo nuovo pezzo, insieme ad altri temi che gli stanno a cuore.

L’artista nasce a Napoli e fin da giovanissimo coltiva una profonda passione per la musica, dedicandosi allo studio e alla scrittura di canzoni. Premiato nel 2012 dall’AFI, ha scritto per artisti italiani e internazionali, tra cui Andrea Bocelli e Lucio Dalla. Dall’incontro con Mauro Malavasi nasce poi il suo progetto personale “Tamué” e il “Napolatino”, fusione di sonorità mediterranee e ritmi latini:

«Ho capito che “Napolatino” stava diventando qualcosa con un’identità precisa nel momento in cui ho avuto intorno a me dei grandi professionisti. Tra questi c’è il produttore Mauro Malavasi, che si è trovato a realizzare cose che non aveva mai fatto prima: la ricerca di un suono particolare e la costruzione di uno strumento nuovo. In “Napolatino” c’è un suono caratteristico prodotto da uno strumento che abbiamo chiamato “Tamuelo” e che abbiamo brevettato. Tutto questo, soprattutto la parte ritmica, mi ha portato a pensare che forse ci trovassimo davanti a un nuovo linguaggio musicale.».

“Napolatino” come neologismo, e le collaborazioni di Franco J. Marino

L’artista dichiara che “Napolatino” nasce da un incontro di culture, come suggerisce il titolo stesso. Il titolo è un neologismo, la melodia è fresca e allo stesso tempo avvolta da una leggera malinconia. Questo progetto è nato in compagnia, sull’isola di Procida, a Pasqua, ed è definito un viaggio immaginario verso il Sud: il Sud del mondo e il Sud del Mediterraneo che incontrano il mondo latino.

Il brano racconta anche la bellezza di luoghi che non tutti conoscono. Procida, per esempio, è ancora poco conosciuta, ma le persone possono immaginarla attraverso la musica, dice Franco J. Marino che ha scritto anche un brano dedicato all’isola, intitolato “Procida”, presente nel primo album di “Napolatino”, pubblicato nel 2019.

In tutti questi anni l’artista ha maturato più collaborazioni ed ognuna lo ha arricchito:

«Le esperienze con altri artisti mi hanno dato grandi insegnamenti e forti emozioni. Trovarsi accanto a Lucio Dalla o ad Andrea Bocelli, e sentire Bocelli cantare un pezzo che hai scritto tu, è un’emozione molto forte. La conoscenza e lo scambio artistico che ho avuto con loro mi hanno permesso di crescere. Anche in queste collaborazioni c’è sempre stato Malavasi. Queste esperienze mi hanno fatto comprendere molte cose che prima non conoscevo, comprese quelle meno belle.».

La scelta di diventare interprete e il rifiuto delle mode

Franco J. Marino è autore da tempo e ad un certo punto ha deciso di ricoprire anche il ruolo di interprete. A partire dal 2010, quando ha scritto un album interamente in napoletano e ha ricevuto apprezzamenti anche da Renzo Arbore.

Si definisce un artista che non segue le mode:

«Non credo che esistano necessariamente aspetti positivi o negativi nella scelta di non seguire le tendenze. Ognuno di noi ha una propria storia. Io non potrei mai fare trap. Non mi piace e non ho mai pensato neanche una volta di farla. Ci sono comunque alcune cose di Geolier che mi piacciono, forse anche perché è napoletano come me. Ognuno deve fare quello che sente, soprattutto nella musica. Io non sono una persona che corre dietro le mode, proprio perché sono un cantautore. I cantautori non sposano le mode.».

Rispetto agli inizi del progetto, Franco J. Marino confida di possedere una maggiore consapevolezza. E a proposito aggiunge:

«La musica non è qualcosa che si va a comprare al supermercato. Per chi fa musica, se ce l’ha dentro, la fa e non può farne a meno. Oggi, in un mercato così diverso, deve innanzitutto servire a farti stare bene. Puoi avere un pubblico piccolo, medio o grande, ma è quella la vera soddisfazione. Non necessariamente arrivare a Sanremo o partecipare a certi festival.».

Tra intelligenza artificiale e Sanremo: le considerazioni di Franco J. Marino

Franco J. Marino ha una posizione abbastanza solida riguardo l’intelligenzia artificiale applicata alla musica:

«Posso comprendere l’uso dell’intelligenza artificiale come ausilio, purché sia manovrata dall’essere umano e utilizzata sempre nel rispetto dell’arte. L’arte è una dea. Se vai contro un Dio e provi a sostituirlo con qualcosa di così palesemente finto, prima o poi le conseguenze tornano indietro. Se un brano creato soltanto dall’intelligenza artificiale ottiene più streaming rispetto ai pezzi realizzati da me e da tanti altri artisti, significa che qualcosa non funziona.».

Infine su Sanremo si esprime in questi termini:

«Sanremo non mi interessa, perché purtroppo anche il Festival della canzone italiana ha seguito questi meccanismi. Il cantautore, come dicevo prima, non dovrebbe lasciarsi intaccare. Non può svendersi. Ma qui c’è il business, ci sono le grandi case discografiche e la situazione è questa.».

Franco J. Marino conferma così un percorso artistico fondato sulla sperimentazione e sulla ricerca di un linguaggio personale. Una cifra stilistica che, al di là delle etichette, può suscitare l’interesse dell’ascoltatore più attento.

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