“Canzoni senza click” è il nuovo album di Giuseppe Anastasi, cantautore e autore italiano che durante la sua carriera ha firmato più di 200 canzoni e collaborato con artisti come Arisa, Noemi, Emma, Michele Bravi, Eros Ramazzotti, Paola Turci, Anna Tatangelo, Alexia, Francesco Baccini e Mietta. Inoltre ha partecipato come autore a 7 Festival di Sanremo e ne ha vinti due con “Sincerità” e “Controvento”, entrambe interpretate da Arisa.
C’è soprattutto poesia e introspezione nelle 9 tracce che compongono il suo ultimo progetto musicale, due qualità che un autore è importante porti e alimenti dentro sè:
«Secondo me un autore è un po’ più attento alla vita e lo deve essere se lo vuole fare per lavoro. Le canzoni che scrivo nascono da come vedo io la vita, non solo la mia, ma anche di chi mi circonda: nascono dalla pura osservazione. Io non mi invento quasi mai nulla. A parte con il pezzo “Navigo a vista” di questo ultimo mio album: lì sono diventato barca e ho ricreato una specie di fiaba.»
Le canzoni dui Giuseppe Anastasi nascono tutte da una registrazione chitarra e voce, poi a partire da quella il cantautore lavora soprattutto sui suoni e sull’arrangiamento. Lo ammette lui stesso che la matrice di tutto è sempre la libertà espressiva che chi scrive per se stesso può permettersi.
Questo album è stato definito anche un lavoro intimo e sociale, e sulla ferita sociale o emotiva che sente più forte oggi e che rientra anche in questo disco, Giuseppe condivide queste parole:
«Io sono genitore e quindi la ferita più grossa che sento è l’incertezza del futuro per mio figlio e la paura per quello che verrà, perché poi io sono nato in un mondo libero, invece oggi secondo me l’uomo è troppo sotto controllo e quando l’uomo è sotto controllo, quando perde la libertà si intristisce: ecco non vorrei questo per le generazioni che vengono.».

Giuseppe Anastasi: com’è nata “La Notte”, tra canto, scrittura e insegnamento
L’autore è animato da più vocazioni e lo racconta in questo modo:
«Io non sono un cantante, io canto per raccontare delle cose. Per me cantare è un mettermi anche alla prova, perché scrivere mi piace, è la mia vita, però mi piace molto di più insegnare. Cantare, devo essere sincero, non mi è mai piaciuto, però l’ho fatto, anzi questo è il terzo disco; il primo l’ho fatto dopo i 38 anni, quindi consapevolmente, e io spero arrivi a più gente possibile.».
Da giovane Giuseppe nell’approcciarsi ad una canzone prima ascoltava le parole, poi gli arrangiamenti, mentre la voce è sempre stata l’ultimo aspetto considerato. L’autore sostiene che certe volte quando si ascolta si definisce bravo ed espressivo, altre volte meno, e questa dualità la considera normale.
Uno dei pezzi scritti da Giuseppe Anastasi che ha lasciato più il segno è sicuramente “La notte”, interpreatata da Arisa, di cui ne parla in questo modo:
«Una canzone che ho scritto per altri e che ho sentito molto mia è “La Notte”. L’ho scritta alle tre di notte, in condizioni non lucidissime, stavo soffrendo come una bestia, avevo bisogno di esorcizzare quel dolore, e quindi l’ho prodotta di getto in venti minuti, poi non avrei mai pensato a Sanremo, oppure che andasse fuori dai confini italiani. L’ho scritta proprio in un momento assolutamente mio, che poi ho scoperto fosse un momento condiviso.».
Non solo su “La Notte” ma sulle canzoni in generale aggiunge:
«Quando le canzoni hanno una profonda verità al loro interno, la verità ha un profumo particolare e la gente lo percepisce. “La Notte” è stata nel cassetto per sei anni, questo per dire che le canzoni hanno una vita tutta loro e va assolutamente rispettata senza forzare più di tanto. Pure io mi sono sorpreso, quando è arrivata a tanta gente, soprattutto la versione brasiliana che è uscita con Gusttavo Lima quest’anno, che si chiama “Anoici”: vuol dire che comunque c’è una democrazia nei sentimenti che raccoglie tutti e quando sei sincero arriva ovunque.».
Voci femminili e migliori collaborazioni di Giuseppe Anastasi
Nel tempo Giuseppe Anastasi ha scritto per voci femminili e ha ammesso che farlo corrisponde ad un modo diverso di guardare e raccontare le emozioni:
«C’è una differenza abissale: la donna vede l’amore in una maniera molto sua, quindi quando devo essere una donna mi devo elevare, pensare a delle cose che magari normalmente nella vita normale o nei rapporti di coppia non penserei, perché la donna parla tanto dell’amore, quindi quando scrivo per una donna è come se mi truccassi, mi mettessi un vestito elegante da sera, un tailleur e cercassi di entrare in un modo di pensare affascinantissimo, bellissimo, ma che non mi appartiene in realtà. Io sono cresciuto in mezzo alle donne e posso dire di conoscerle perfettamente.».
Tra le collaborazioni meglio riuscite, più emozionati, più arricchenti, Giuseppe cita Arisa:
«Abbiamo iniziato insieme, da “Sincerità” a “Magica Favola”, abbiamo vinto due Sanremo insieme con “Sincerità” e “Controvento”, poi c’è stata “La notte”. Anche il Sanremo fatto con Michele Bravi, col “Diario degli errori”, per me è stato un Sanremo bellissimo, soprattutto per Michele, per come ne è uscito lui.
Poi anche la collaborazione con Noemi: una delle canzoni a cui sono più affezionato, in assoluto, si chiama “L’attrazione”. Inoltre la collaborazione con Baccini, che è stata la prima pubblicazione nella mia vita. Ricordo anche l’esperienza con i cartoni animati, quando scrivevo per Mediaset le sigle, fino a Paola Turci adesso. Devo dire che ho avuto la possibilità di lavorare con tanti grandissimi artisti e questo mi ha arricchito moltissimo, sia dal punto di vista professionale, ma soprattutto dal punto di vista umano. Quando si scrive insieme, quando si fanno delle collaborazioni, è sempre un dare avere: io cerco di dare quello che posso e cerco di riprendere o di ricevere il più possibile.».

L’incontro che gli cambiò la vita, il libro che è attesa e novità
Giuseppe parla anche di tempo e di accettazione, due temi che accompagnano “Canzoni senza click”:
«Quando sei nemico del tempo, il tempo ti fa vedere delle piccole malattie, ad esempio la gastrite, devi camminare col Gaviscon, oppure c’è un po’ di ansietta. Se te lo fai amico il tempo, allora cambia tutto, a me è cambiata l’esistenza. Adesso sono molto amico del tempo, dormo meglio, vivo meglio.».
Il cantautore attualmente insegna storia della canzone. Inizialmente scriveva piccoli racconti, commedie, poesie, faceva teatro. Poi ha imparato a suonare la chitarra e così tutti quei racconti e quelle poesie sono diventate canzoni. Un consiglio e un incontro gli cambiarano la vita:
«Poi un giorno arrivò mia nonna e mi disse: “Sai Giuseppe, c’è Mogol che in Umbria ha aperto questa scuola per chi scrive le canzoni, ma perché non ti informi?” E io seguii il consiglio di mia nonna, mi informai, e c’era una borsa di studio legata al CET. Partecipai, vinsi questa borsa di studio, arrivai al CET, e poi là c’era il maestro Mogol che analizzava tutte le cose che avevamo portato. A quel tempo stroncava in una maniera devastante. Arrivò il mio testo e mi disse: “Tu questo lavoro lo puoi fare, perché sei curioso!”. E allora io scesi giù in Sicilia, lasciai l’università, lasciai il lavoro che facevo, lasciai la mia fidanzata in 15 giorni, mi trasferii a Roma e feci una lunga gavetta di 10 anni, fino a quando non arrivo “Sincerità”, però la gavetta l’ho fatta eccome.».
Per Giuseppe Anastasi scrivere è stata sempre una valvola di sfogo, inoltre ha anche scritto un racconto per bambini che uscirà a breve. Non c’entra niente con la musica ma è un nuovo modo di scrivere per lui. È una favola, si chiama “La foresta che nessuno sa dov’è” di Salani Editore, e la presenterà il 13 aprile a Bologna, alla Festa del libro.

“Canzoni senza click” se fosse un’immagine, un colore, un profumo
Giuseppe Anastasi si è anche divertito ad associare il nuovo album “Canzoni senza click”, uscito da pochissimo e che inizia con il brano “Titoli di coda“, ad un’immagine, un colore e un profumo. Perchè musica e parole possono concretizzarsi e l’ascolto di questo nuovo progetto concede un attimo per fermare il tempo, immaginare, magari anche un po’ arrabbiarsi, ma con calma:
«Un’immagine che associo al mio album è sicuramente il metronomo rotto, che è anche la copertina del disco. Il colore è l’azzurro, perchè richiama il mare, il cielo, che sono spazi aperti. C’è un’analisi in parte severa sulla società, però alla fine c’è speranza. Il profumo è quello della mimosa.».