Poetico sin dal nome è Le Rose E Il Deserto, progetto solista di Luca Cassano, calabrese d’origine e ingegnere trasferitosi a Milano.
“Io non sono sabbia” è il suo primo EP, che già dalle prime note manifesta la sua natura: ricco di immagini, preciso nelle parole, profondo nei pensieri.
Qualche giorno fa Le Rose E Il Deserto mi ha raccontato pezzo per pezzo il suo primo lavoro, che è possibile ascoltare anche su Spotify . Dall’intervista, svoltasi in videochiamata, sono emerse curiosità sul progetto attuale e su quelli futuri.
Abbiamo percorso insieme, soprattutto attraverso le parole e le sue accezioni, i 5 brani che compongono l’EP, uscito a giugno 2020.
Di cose da dire Luca Cassano ne ha, sulla sua musica, sulla passione per la scrittura e non solo.
Ti invito a conoscerle da più vicino, incamminandoti verso “Io non sono sabbia”, un mare di perle nascoste nel quale potrai immergerti qui di seguito.

Intervista pezzo per pezzo a Le Rose E Il Deserto su “Io non sono sabbia”
Vorrei iniziare con una domanda aperta. Rubo le parole di Sabbia per dirti: Parlami della tua “ossessione delle porte aperte!”
«L’ossessione delle porte aperte è un bel modo per dire che non mi piace prendere troppi impegni, mi piace lasciare le vie di fuga sempre aperte.
È uno dei temi su cui ragiono il crescere come, per esempio, mia mamma vorrebbe. Ad un certo punto della vita ti dicono: “Devi smettere di fare queste cose, devi farne queste altre, perché tutti fanno così.”
Quindi tenermi le porte aperte per me vuol dire scegliere dove andare, scegliere quale strada prendere, magari scegliere di tornare indietro, magari scegliere un’altra strada.»
In Sabbia canti “La sabbia fa male ai ricordi e all’abbronzatura – La sabbia fa scorrere il tempo e rallenta il motore.”. Quindi, la Sabbia di cui parli ha una natura doppia?! Come mai la Sabbia e non qualsiasi altro elemento?
«Il mare e la sabbia tornano spesso in quello che scrivo, io sono nato in riva al mare.
Ho scritto quella canzone quando ero disteso sulla spiaggia in Sardegna, ero sulla sabbia. Essendo a contatto in quel momento mi ha forse ispirato.
La sabbia ti può impantanare, può inceppare il motore e quindi ti blocca, però è anche dentro le clessidre e fa scorrere il tempo. A me fa bene ai ricordi, come tutto quello che è il mondo marino. Quindi è tante cose la sabbia.
Tutto quello che è mondo marino per me ha una doppia valenza: la sento come casa ed è la cosa che più mi manca e che più cerco quando mi sposto da Milano.»
Il tuo nome (Le Rose E Il Deserto) ma anche il titolo del tuo album (Io non sono sabbia) richiamano luoghi caldi e di mare, com’è la tua terra d’origine (la Calabria). Cosa mi dici al riguardo? Se l’hai vissuta anche a livello musicale, cosa mi racconti?
«Io ho vissuto in Calabria fino ai 18 anni, poi sono andato a Pisa a studiare. Sono 100% calabrese e anche la mia educazione.
Musicalmente non ho vissuto la Calabria perché ho iniziato a suonare qui a Milano.
Da bimbo ho fatto lezioni di pianoforte e scuola di chitarra classica, attività richiesta dai genitori e che io vivevo come un’ulteriore scuola, quindi non ho mai approfondito più di tanto. Ho sempre scritto cose per me o comunque dedicandole, con pochissima pubblicità. E ho cominciato a suonare facendo cover quando sono arrivato qui a Milano, quindi per me è stato tutto nuovo.
Per cui io dell’ambiente milanese conosco pochissimo e men che meno dell’ambiente calabrese. Per esempio, nel mio comune, a Corigliano, ci sono pochissime band, pochissimi posti dove si suona, al più si fanno cover. Da questo punto di vista secondo me è un po’ insofferente.
Ho suonato più in giro che a Milano, soprattutto a Torino, in Emilia, nella bergamasca. D’altronde se non mi muovo non scrivo, fermo dentro le mura ho il blocco della scrittura.»
Io non sono sabbia è la colla più dolce, da “Un Terzo” a “Pirati”
In Un Terzo parli di perdita e ci dici “Provo a mettere insieme i miei pezzi, con la colla più dolce”. Qual è la colla dolce con la quale tu unisci i pezzi? Che siano musicali, di vita, ecc.
«Sicuramente le parole. La scrittura per me è il collante, prima ancora della musica.
Nella scrittura trovo il modo di tirar fuori tutto o quasi tutto. Ci sono delle cose che non ho neanche il coraggio di scrivere, ma sono molto poche.
Per me la scrittura è proprio un’autoterapia e infatti Un Terzo parla di paure, le mie paure. Ha un arrangiamento molto allegro. A proposito, Stefano Morselli, che ne ha fatto l’arrangiamento, dice: “Un terzo è una canzone triste, che può essere suonata in riva al mare.”
E quindi, sì, la scrittura fa da colla e mi permette di mettere insieme un po’ tutto: il mare con la città, lo stare in centro con lo smog, ecc.»
La figura del padre c’è in Sabbia ma si ripete anche in Un terzo. Ricorre spesso quindi in questo tuo primo EP. Il padre è storia, terra d’origine e legami. In “Io non sono sabbia” cosa rappresenta?
«I miei genitori sono in 3 delle 5 canzoni, sono ingombranti in questo EP e mio padre è nelle prime due canzoni.
Una delle cose che mi chiedo spesso è che cosa penserebbe di me mio padre e cosa penserebbe di me come cantautore.
Sabbia è una canzone che ragiona di quante cose io faccia e quanti di noi facciano per non assomigliare ai propri genitori. Di fatto finiamo tutti per assomigliare a loro perché ce li portiamo dentro, perché ci hanno educato.
Quindi mio padre è un pensiero abbastanza presente nella mia vita quotidiana e quando scrivo, scrivo quello che è il mio.»
Pirati è radice, mille storie e sogni. A proposito, qual è la radice del tuo album che da Sabbia si sviluppa fino a Passi Indietro?
«Ci sono varie storie su questo EP. Una delle storie è che è tutto una provocazione. Infatti il titolo “Io non sono sabbia” vuole subito prenderne le distanze.
Io vengo da ascolti molto cantautorali, i miei live sono chitarra voce, invece l’EP è molto elettronico.
Mi trovavo in un momento in cui avevo tante canzoni pronte e mi serviva il coraggio di prendere coscienza e di dire “Ok, ora facciamo il vero passo!”. “Hai scritto 20 canzoni, non hai ancora pubblicato un album, com’è possibile questa cosa? Vuoi diventare veramente un cantautore o vuoi semplicemente scrivere dei quaderni?”. E continuavo ad avvitarmi su questa cosa. Avevo registrato un po’ di provini, un po’ di demo, ma non avevo mai avuto ancora il coraggio di fare una pubblicazione.
Scrivo Sabbia in Sardegna la scorsa estate e la mando registrata ukulele-voce a Modena a Stefano Morselli e gli dico: “Sto ascoltando il Jova Beach Party, facciamo di questa canzone un arrangiamento elettronico!”.
Quindi decido di fare un EP un po’ cantautorale e un po’ elettronico. Una volta fatto me ne sono subito pentito e mi son detto: ”Io non volevo un EP elettronico, io volevo un EP chitarra/voce!”, così ho subito voluto prendere le distanze: “Ok, lo chiameremo Io non sono sabbia”, “Io non sono questo, io sono un’altra roba che ti farò sentire al prossimo disco!“»
Le Rose E Il Deserto non perde tenerezza, da “Sensi Unici” a “Passi Indietro”
In Sensi Unici fai una raccomandazione: “Tu non perdere la tenerezza, non farti fregare!”. Tu come fai a non perdere la tenerezza, che nei tuoi testi è tangibile? Qual è il tuo segreto? Se vuoi rivelarlo.
«Tenerezza è stare sempre attenti, io cerco di stare sempre attento e con i sensi aperti agli altri.
Poi, “senza perdere la tenerezza” è anche una citazione presente nella biografia di Che Guevara, scritta da Paco Ignacio Taibo II, che io lessi a 14 anni.
Sensi Unici l’ho scritta per la mia nipotina, figlia di mio fratello, e l’idea è partita dal desiderio di raccontarle delle cose che io ho impiegato 35 anni ad imparare e che probabilmente mio fratello, da papà calabrese, stenterà a dirle.
“Non risparmiare mai un ti amo” è la frase chiave della canzone, perché non ha senso risparmiarlo. Se ce l’hai, regalalo!»
Con Passi Indietro dici che “È una questione di strada il coraggio, di voglia di andare”. A livello musicale, qual è il tuo prossimo passo in avanti?
«Io di canzoni ne ho tantissime. Tra i miei obiettivi c’è fare un disco più caldo, più acustico, più scarno anche come arrangiamenti. E vedremo se e quando farlo.
Poi, in fondo, quel che mi interessa e mi piace di più è portare queste canzoni in giro e suonarle.»
Dal tuo album emerge la tua attenzione per le parole che maneggi facendo poesia. C’è qualcuno o qualcosa di particolare a cui ti ispiri quando scrivi e fai musica?
«Io principalmente leggo, è l’attività che non smetto mai di fare e negli anni ho maturato una passione per le parole. Mi piacciono un sacco, mi piace l’etimologia, i sinonimi, scoprire significati in altre lingue, parole che da noi ci sono e in altre lingue no o viceversa. Insomma, mi piacciono le parole in generale e quindi mi piace posizionarle a modo nei miei testi. E poi leggo tanta poesia, quindi accumulo parole.
Ovviamente non basta il serbatoio di parole, perché poi vanno messe in fila e comporre dei versi. Per questo purtroppo io non ho la ricetta.
Per esempio, quest’anno, trascorso in casa, le mie parole non si sono allineate. Ho bisogno di scintille che vengano dall’esperienza quotidiana, dal mestiere di lettore e di scrittore. L’ispirazione viene quando viene, purtroppo e per fortuna.
E questo mi aiuta a distinguere la canzone ispirata, scritta con sentimento, dalla canzone scritta perchè va scritta.
Per quanto riguarda gli ascolti, sono cantautorali: ad esempio, De Gregori, ma anche Giorgio Canali, che fa punk e scrive testi poeticissimi.»
Altre curiosità su Le Rose E Il Deserto
A proposito di musica in Calabria, Le Rose E Il Deserto, alias Luca Cassano, si è unito a Mene, rapper calabrese, con il quale ha scritto un pezzo, uscito qualche mese fa, dal titolo “Fra la ferrovia e il mare“, un mix tra rap e cantautorato.
Chi la propria terra d’origine l’ha dovuta lasciare saprà riconoscersi.
Le Rose E Il Deserto sulla musica live in Calabria afferma che è difficile trovarla in estate, ma soprattutto in inverno. Da calabrese, che conosce da vicino la realtà, aggiunge che ciò di cui la sua terra necessiterebbe davvero è un maggior incremento delle attività ricreative e di spazi di condivisione che in questo modo potenzierebbero la crescita culturale.
Quanto sia vera la dichiarazione di Le Rose E Il Deserto lo sa bene chi questa terra la vive quotidianamente, chi ci torna ogni tanto e soprattutto chi ha il desiderio di vederla cambiare in meglio un giorno. Fortunatamente non è tutto fermo, qualcosa anche di minuscolo si muove, ma c’è bisogno di più fiducia e sostegno.
Sperando che un nuovo e forte vento incoraggi le coste calabresi, godiamoci la musica che i suoi figli hanno imparato a comporre e suonare, ispirati anche dalle sue bellezze. Buon ascolto!




Qui abbiamo un artista talentuoso di cui sentiremo molto parlare!