Roberta Giallo: intervista alla filosofa-cantante che brilla “di luce propria”

Roberta Giallo Canzoni da museo

Roberta Giallo è un’artista a 360°, marchigiana e bolognese di adozione. Canta naturalmente dai tempi del seggiolone e inizia a suonare il piano molto presto, a 4 anni e mezzo.

Dimostra di possedere uno slancio verso la composizione già in tenera età. Capisce presto che la musica può essere la sua professione e ciò che lei definisce la sua missione.

Laureata in filosofia, innamorata del pensiero, dei sentimenti umani, dell’analisi e del mondo dell’immaginazione, nutre così la sua canzone.

Ha studiato piano da privatista per 7 anni. Anche canto lirico vincendo una borsa di studio per un corso di perfezionamento al conservatorio di Portogruaro, tenuto da Leone Magera, storico accompagnatore di Pavarotti.

L’esperienza le è bastata per capire che il mondo della lirica non poteva essere il suo. Perché assorbe totalmente e non dà il tempo di coltivare altri interessi.

Roberta Giallo vince anche due borse di studio per il CET e tanti master, è un talento che fa presto a farsi riconoscere.

Nei suoi concerti c’è sempre del parlato e della riflessione, non a caso le piace essere soprannominata la “filosofa-cantante”.

La musica è la sua vita, è il suo primo pensiero e l’ultimo, lei vive per i suoi spettacoli. La musica per Roberta non sono solo le canzoni, è proprio il modo di concepire lo spettacolo, quello che vuole rappresentare e comunicare, le sue idee sul mondo e come vorrebbe cambiarlo e migliorare se stessa, e su questo dice:

«Quando ci si racconta nelle proprie canzoni non viene fuori solo la parte luminosa ma ci sono anche delle ombre in ognuno di noi e quindi la musica è anche la mia terapia, un po’ lo psicanalista al pianoforte che raccoglie i miei racconti e quelli degli altri filtrati nel linguaggio musicale.»

Roberta Giallo e il manifesto dell’artista libero

Un brano che rivela bene le intenzioni di Roberta è “Cinque schiaffi e una carezza”. Il pezzo nasce come manifesto dell’artista libero, che paga per la sua libertà ed è anche un invito a perseguirla.

Nelle sue opere musicali Roberta Giallo mostra tutta la sua serenità attuale. Cantautrice, scrittrice, attrice, sceneggiatrice, compositrice, filosofa, ha scritto un romanzo e ha vinto anche dei premi letterari. Scrive poesie e le è stato aggiudicato il premio come miglior artista protagonista per il film “Il conte magico”. Al momento vorrebbe riavvicinarsi anche al cinema.

Su se stessa e la figura dell’artista riflette così:

«L’artista penso sia qualcuno che ha la necessità di offrire una sua visione perché così attratto e incuriosito da questo mondo, sia dal bello e sia dal brutto, che per venirne fuori lo rielabora e poi lo offre come materia nuova, quindi anche per questo, sì, penso di essere un’artista.»

Roberta Giallo è senza dubbio una professionista che ci tiene al suo equilibrio interiore. Perché, come lei stessa sostiene, non c’è bisogno di eccedere, basta anche solo essere se stessi e coltivarsi con amore e serenità.

Lei vuole essere felice e si sente fortunatissima di poter rielaborare la vita attraverso la musica. Le piace incoraggiare chi è più giovane e crede di non essersi tradita:

«Semmai domani dovessi essere di ispirazione per chi è più giovane, vorrei poter essere un esempio di un’artista che piace ma che ha anche saputo vivere senza rovinarsi la vita.»

Roberta ha fatto musica anche all’estero e le piace interagire con il pubblico. La creatività è per lei un modo per evadere, insieme alla scrittura e al canto e al viaggio. Invece la notte è il luogo in cui le piace stare sveglia perché tutto tace, è anche il suo modo per evadere.

Roberta Giallo dall’album “Di luce propria” all’incontro con Lucio Dalla

L’album “Di luce propria” di Roberta Giallo ha rappresentato la prima presa di coraggio per l’artista che si è detta che nella vita si può sbagliare. Si possono anche incontrare persone che sembrano mettere in difficoltà ma è proprio quando accade questo che, secondo Roberta, occorre reagire e ritrovare il proprio talento. Lei ci tiene a ribadire che il talento non è solo saper fare ma anche esserne appassionati.

Un incontro cruciale e fondamentale è stato quello con il grande Lucio Dalla. Lui ebbe i provini dell’album “L’oscurità di Guillame” e la bozza del romanzo “Web love story”, e incuriosito volle incontrarla.

Su di lui condivide queste parole:

«Lucio c’è, c’è ancora e quest’anno, a 10 anni dalla morte, l’ho ricordato e ho deciso di farci uno spettacolo proprio per dedicargli questo anno. È uscito anche un singolo “La città di Lucio Dalla” dove ho liberato dal cassetto questa canzone che avevo scritto poco dopo che Lucio se n’era andato. Così mi sono liberata anche di quella sofferenza e di quel senso di ingiustizia che provai quando lo persi come amico e come produttore.

Io sono stata fortunatissima a conoscerlo e a imparare da lui e di avere avuto in dono anche molti suoi amici che sono diventati anche i miei collaboratori. Lui è riuscito a fare tanto in quei 2 anni e mezzo in cui ci siamo frequentati.

Lucio era un tutt’uno, difficile distinguere l’aspetto musicale dalla persona, io l’ho soprannominato il mago di Oz, c’è una canzone nell’album che si chiama “Oz”, e gliela dedico. Lucio resta un grande mistero umano e artistico, sicuramente mi ha donato quel po’ di coraggio in più che mi mancava e anche di utile sfrontatezza che mi serviva per dire “Questo è il mio spazio, questa è la mia arte!”.

Lucio ha liberato la mia poetica, che non è una cosa sola ma un insieme di cose. Poi mi ha regalato dei momenti splendidi ed esilaranti, mi portava pure al cinema, a teatro e mi ha presentato tante persone. Ci sono anche tra i ringraziamenti del suo album. Devo dire grazie anche a Marco Alemanno, persona molto vicina a Lucio che aveva anche lui a cuore il mio progetto.»

Roberta Giallo intervista

Roberta Giallo, “Canzoni da museo” e “Vicina vicina”, le influenze e le collaborazioni

Un album che si ispira a frasi di autori interessanti e che mette in musica delle poesie, in cui c’è del sacro dall’inizio alla fine, è “Canzoni da museo”. Ascoltarlo impegna e incuriosisce.

Invece “Vicina vicina” comprende cover di pezzi ai quali Roberta è legata. Rappresentano gli ascolti di quel momento e la volontà di far conoscere canzoni meno conosciute in un momento particolare, quello della pandemia, in cui non si poteva andare in studio a registrare. E come testimonianza di quel momento storico registra il progetto con il telefonino e ne fa un album. Nel suo immaginario c’è anche l’idea di fare cultura, inteso come la volontà di diffondere delle cose preziose e complesse.

Lei è anche il risultato delle sue influenze culturali e musicali, che vanno dal cantautorato alla musica lirica e i grandi classici: in primis Lucio Dalla, ma anche Maria Callas, Fabrizio De Andrè, Franco Battiato, Mia Martini, Loredana Bertè, Björk, Nina Simone, Aretha Franklin, Kate Bush, Bach, Mozart, Beatles, Radiohead, Édith Piaf, Carol King; ma anche autori come Virginia Woolf, Leopardi, Frida Khalo, Herman Hesse, Pasolini, i filosofi Hobbes, Platone, Seneca, ecc.

Ed è anche il frutto delle sue collaborazioni: Mauro Maravasi che le fece conoscere Lucio Dalla, Corrado Rustici, Lucio Dalla, Valentino Corvino, diverse orchestre, Gianluca Gadda, Enrico Dolcetto, Pietro Posani, tanti artisti come Samuele Bersani con il quale è previsto anche l’uscita di un duetto.

Due singoli recenti sono “La città di Lucio Dalla” che, come scritto su, compose poco dopo la morte dello stesso artista, come per consolarsi dal lutto e dare una testimonianza di quello che è lui per la città di Bologna; e “Io canto l’estate”, canzone fresca, piacevole e non pensata per un album ma potrebbe far parte di un concept. Queste due canzoni hanno certamente vita propria.

Roberta Giallo ha in cantiere più di un progetto, che guarda al cielo e agli astri, non a caso ama definirsi “italiena”.

L’artista non si risparmia, infatti, tra i tanti interessi e impegni, è stata anche organizzatrice del MEI, con il quale collabora da anni. Quest’anno ha anche portato il concerto omaggio a Lucio Dalla, è stata conduttrice del Premio dei Premi, da quando l’ha vinto l’ha sempre presentato, e come presidente dell’AIA (Artisti italiani autori associati) coordina degli artisti per dei contest e non solo.

Uno spettacolo di cui è stata attrice e sceneggiatrice, messo in scena di recente a Bologna all’Oratorio San Filippo Neri, è “Un sentimento più grande di qualsiasi amore – Ode a Callas e Pasolini”, che si è presentato come un’analisi di questi tempi, filtrata dagli occhi di Pasolini e dal suo punto di vista, nato anche questo con l’idea di fare cultura.

Roberta ha esordito recentemente anche con uno spettacolo, “Novecento”, con cui ha già debuttato a Bologna, invece con “Canzoni da museo” è stata al museo della musica. Inoltre il 16 dicembre è stata a Cuneo per un altro omaggio a Lucio.

Insomma, è stato un anno di concerti in luoghi d’arte e ci si aspetta altrettanto o forse di più: c’è nell’aria un po’ di teatro, un po’ di cinema, un po’ di musica che con il suo grande estro Roberta sa celebrare.

All’artista non importa cavalcare necessariamente i trends, le preme di più essere se stessa e raccontare la sua musica, che scuota gli animi e che possa durare nel tempo.

Lei ha molta fede in Dio e crede che ci sia qualcosa di grande e che la vita sia sacra, anche questa sua predisposizione la rende un’artista ricca, profonda, versatile, basta ascoltare le sue canzoni per rendersene conto e lasciarsi trasportare in dimensioni luminose, interiori e allo stesso tempo spaziali.

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