Di canzoni, monologhi e commenti se ne sono sentiti in tutto il periodo sanremese.
Questa vuole essere una dolce considerazione su Sanremo 2023, che bene o male fa sempre parlare di sé, e in particolare degli artisti che si sono distinti di più.
Splash! Iniziamo con un suono onomatopeico al quale, con gran sobrietà ed eleganza, Colapesce e Dimartino hanno donato una nuova connotazione, intitolando il loro pezzo in gara.
Si intravede nostalgia tra le note, ma nelle parole è la consapevolezza insieme alla realtà dei fatti a primeggiare. Testo intelligente, melodia che ammicca ad una musica d’altri tempi, ma funziona, cavolo se funziona!
Colapesce e Dimartino è il secondo colpo che non sbagliano a Sanremo. Come fu per Musica Leggerissima, anche in questo caso hanno saputo adattarsi ad un Festival, un po’ controverso, lo sappiamo, senza però tradire se stessi.
È bene rendersene conto di quanto abbiano saputo confezionare la loro musica, senza rinnegare il loro passato e con la volontà di parlare ad un vasto pubblico e farsi capire. Per questo ci vuole umiltà, e loro l’hanno saputa portare su quel palco.
L’aver vinto il Premio della Critica Mia Martini e Della Sala Stampa Lucio Dalla ne conferma la bravura.
Splash, nella musica che si fa capire senza banalità
L’arte chiusa in sé stessa va poi così lontana? Forse no, si ferma ad una cerchia ristretta che, per carità, se è frutto di una scelta non c’è niente di male. Se il desiderio è di condividere un messaggio, una speranza, ma anche un dissenso, lasciarlo per pochi è un gran peccato, a volte è anche limitante.
Quello che emerge dai due artisti è la predisposizione ad esplorare nuovi mari, oltre il loro solito pubblico, offrendo, a piccole dosi, una personale visione del mondo, nel sentire e reagire. Sono artisti a modo, che stuzzicano senza investire prepotentemente l’ascoltatore, e questa delicatezza a quanto pare è apprezzata.
Scelta di marketing? Anche, può essere. Se è così, è comunque una buona scelta, che non scontenta neanche i fan storici di Colapesce, ancora legati ad album come Meraviglioso declino, Egomostro, Infedele.
Colapesce e Dimartino forse non avranno voci da Accademia, ma hanno la personalità e l’ironia che li differenzia. Adesso così piacciono, e perché etichettarli erroneamente? I compromessi valgono come nell’amore anche nella musica e io vedo in loro un sano equilibrio.

Colapesce e DiMartino con La primavera della mia vita
Il 20 febbraio è uscito un film che li ha visti protagonisti, è “La primavera della mia vita”. Dopo un’introduzione in musica al The Space di Milano, tra Splash e Musica Leggerissima, hanno presentato la loro opera prima al cinema che ha visto anche la partecipazione di Roberto Vecchioni, Madame e Brunori Sas.
Colapesce e Dimartino hanno padroneggiato le telecamere, con serietà mista ad umorismo, occupandosi anche della sceneggiatura. Difficile immaginarli così bravi nei panni di attori, e invece sono stati sorprendenti. Molto credibile l’interpretazione, che in parte è espressione di loro stessi forse un po’ amplificata.
Le musiche piacevoli, non scontate e scelte con cura, hanno accompagnato l’intero film, la storia raccontata è godibile e non banale, come tutto quello che questi due artisti combinano. Perché combinare è quel che a loro viene meglio: uniscono la musica con le varie forme d’arte e questo li rende artisti a tutto tondo.
Lo sfondo è quello di una Sicilia calda, animata da personaggi alquanto bizzarri, con la sua storia e le sue leggende.
Il grande valore dell’amicizia, il credo, la testardaggine del sud, sono in parte i temi che accompagnano “La primavera della mia vita”. È un viaggio a tappe che chissà dove porterà?! Niente spoiler! C’è solo da dire che un mandorlo in fior metterà radici e chioma e Lorenzo (ovvero Colapesce) lascerà che in lui germoglino nuovi semi e possibilità.
Se è da consigliare? Sì, perché Colapesce e Dimartino continueranno a stupirvi, fin quando manterranno sempre alta l’asticella.
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