Urna Chahar-Tugchi: la voce magica della Mongolia, come un’orchestra

Urna Chahar-Tugchi, conosciuta come Urna, è una cantante e musicista della Mongolia Interna, territorio in cui il canto è parte della vita quotidiana. Urna impara a suonare lo yangqin, il salterio cinese, da un professore del Conservatorio di musica di Shanghai e da lì non smetterà di portarlo con sé.

A 18 anni si trasferisce e inizia a studiare al Conservatorio di Shanghai, nonostante la difficoltà della lingua cinese. Adesso Urna Chahar-Tugchi è cittadina del mondo, lo gira in lungo e in largo con la sua voce e il suo personale strumento musicale.

Urna, dal 1995, ha prodotto 7 album. Di riconoscimenti ne ha ricevuti, per esempio il premio RUTH in Germania come miglior artista internazionale nel 2003.

Ho avuto modo di scambiare due parole con lei ed è emerso quanto sia una persona dall’animo dolce, ma già la sua musica, morbida ed elegante, lo racconta benissimo.

Urna Chahar-Tugchi arricchisce i suoi brani con note molto lunghe, come fossero mantra, in cui usa anche i quarti di tono, che per gli europei sono quasi assenti. Il suo repertorio è ricco di spiritualità, e lei stessa su questo tema afferma che mentre la religione è ciò che le persone praticano come credo, la spiritualità sono le connessioni invisibili dell’universo.

Dall’album “Crossing 1994” a “Ser 2018” la sua musica è giustamente cambiata e si è evoluta, infatti al riguardo Urna sostiene che:

«Tutte le vite sono costantemente in movimento. Il canto in particolare è il suono del respiro più diretto. Ogni giorno è un arricchimento di esperienze e di vita. Le radici profonde portano buone fioriture e più raccolti. Sono una miriade di fonti di melodie. I miei suoni fluiscono nella mia musica in pieno amore nel mondo.»

Urna Chahar-Tugchi: viaggi, giovani e progetti

Urna Chahar-Tugchi nel produrre la sua musica si lascia ispirare da tutto ciò che “fa felicità” e da tutto ciò che vive attraverso l’amore e risplende nell’universo. I suoi pezzi è come se seguissero un flusso continuo, costante e inebriante.

Sui suoi viaggi in giro per il mondo dice spesso:

«Tutto ciò che è positivo è tesoro per l’arricchimento, da portare con sé. È così che è per me ovunque nella natura, dalle culture, persone e creature all’esperienza e alle esperienze, vedere cose che sono un arricchimento senza fine in movimento.»

L’artista è stata definita la voce magica della Mongolia perché la sua voce, con le sue quattro ottave di estensione, la sua ricchezza timbrica e il suo dominio delle dinamiche e dei registri, fa pensare a una piccola orchestra.

È nata e cresciuta in una famiglia di mandriani nomadi e ha ereditato i canti dalle madri e dalle nonne della comunità.

La sua musica è fatta di “canzoni tradizionali e spericolate improvvisazioni”, come ha detto il critico musicale della Frankfurter Allgemeine Zeitung:

«Nella sua musica si sente la vastità della steppa, il vento che fischia, l’intrepida resistenza delle pietre, il caldo bruciante del sole, lo scroscio dei torrenti e il tenue battito d’ali delle farfalle.».

Ai giovani musicisti/cantanti che si avvicinano alla musica lei consiglia:

«Equilibrio stabile, radici profonde, fai tutto con il cuore. Mi diverto molto spesso quando vedo come i giovani incontrano la musica, perché ora sono molto aperti e rappresentano un grande arricchimento, anche per le persone che attraverso la musica ascoltano e vivono mondi sonori sconfinati.».

Per quanto riguarda i suoi progetti futuri, Urna si vede in compagnia di tanti musicisti fantastici, aspira a grandi progetti, e al contempo il suo obiettivo è lasciare che i suoni e i mondi risuonino nei cuori delle persone. Non a caso la sua musica è prima di tutto cuore, e lo si sente dalle prime note.

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