Le canzoni di Achille Lauro in “Comuni Mortali”: cosa emerge di diverso, che piace tanto ai nuovi fan?

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Achille Lauro non è certo un novello all’interno del panorama della musica italiana ma negli anni ha saputo rimettersi in discussione. Da pezzi come “Rolls Royce”, orecchiabile e piacevole al di là del testo, è arrivato fino a “Comuni Mortali“: un album in cui mette a nudo le sue emozioni e ce le canta con fare viscerale, quindi ci si può sentire veramente coinvolti.

Achille Lauro è uno di quegli artisti sul quale è possibile ricredersi perché ha evidentemente vissuto un’evoluzione musicale e probabilmente anche personale. E se agli albori qualcuno non ha subito il suo fascino, perché ad esempio non amava l’estrosità ostentata, adesso c’è chi cambia idea e riesce ad emozionarsi con i suoi nuovi pezzi.

“Comuni mortali” inizia con “Perdutamente, un brano nel quale ci si perde completamente, nella melodia elegante e struggente, nelle parole dirette e anche simboliche: “Sì, godersi l’impatto e non ci importa la fine“. È l’amore e la naturale fragilità dell’uomo che s’abbracciano e creano una danza, tra il nostalgico e l’agrodolce, che culla l’ascoltatore.

E poi è tempo di “Amor” che ci conduce “sotto un cielo immenso” insieme ad un sentimento sofferto: “Sarebbe facile amare se conoscessi la cura”. Achille Lauro con le sue canzoni ama e soffre, e perché piace? Probabilmente perché è vero e tocca corde condivise. E forse anche perché ha deciso di concedersi al pubblico superando quelle vesti da “ragazzaccio” che per molto tempo lo hanno avvolto.

Continua con il leitmotiv struggente anche “Amore disperato”, la sesta traccia di “Comuni Mortali“. Non è solo quello che canta ma come lo canta che riesce a portare via l’ascoltatore e farlo sbalzare in una dimensione sia vintage che emozionale: “Se la libertà è un errore d’adolescente Amare senza chiedere, odiarsi senza comprendere“.

Con “Incoscienti giovani” arriva 7° a Sanremo e canta “Ti cercherò in un vecchio filmperché in questa malinconia lui ricerca la controparte ma anche se stesso, l’incosciente giovane che si ricongiunge con il nuovo Achille Lauro. L’atmosfera richiama anche qui Roma e più precisamente Villa Borghese, perché il suo tocco di romanità non l’abbandona mai.

“Comuni mortali” di Achille Lauro: il tema è l’amore e poi?

I 4 pezzi appena citati sono sicuramente i più ascoltati sino ad ora, ma non è sicuramente da tralasciare “Cristina“, brano delicato e forte, una dedica intensa alla madre, un po’ parlata e un po’ cantata e sicuramente sofferta: “E tu che avevi dato la vita per noi al riparo E lui che si era preso la tua ma era un estraneo”.

In “Walk Of Fame” intona “Forse il vero amore, il vero amore è fare a meno di te“. Se non è chiaro, “Comuni mortali” d’amore ci parla, più o meno approfonditamente. Chi apprezza il tema non si annoierà, diversamente da chi ha altre aspettative.

Ancora amore in “Dirty Love“, quello un po’ più spinto. Qui infatti la melodia cambia e diventa più ritmata e giocosa, così: “Tu mi prendi l’anima E poi non mi dai niente“.

All’interno di “Fiori Di Papavero” i sentimenti assumono un’altra connotazione: “L’amore è più una malattia Il sesso è solo un farmaco“, mentre in “Dannata San Francisco” a fare da intro è una chitarra che accompagna parole come: “Moriremo veloci, scoperemo quelle stelle“.

Nati da un costola” scomoda anche Dio e gli angeli, mentre “Happy Birthday Mr. Kennedy” richiama Marilyn.

E infine “Barabba III”, il cui tema sembra non essere più l’amore ma l’amicizia. Qui Achille Lauro si lascia andare ad una sorta di ninna nanna in cui evoca persone e abitudini d’un tempo che, seppur crude, lo hanno reso più consapevole e chi è adesso: una persona che anche musicalmente è cresciuta.

Chi è abituato ad artisti d’un certo calibro, non riesce a definirlo ancora in pieno un cantautore, però in “Comuni mortali” non si può dire che non ci sia stato un cambiamento che ha visto l’artista ricoprire questo nuovo ruolo: Achille Lauro, a suo modo, è andato avanti, ha sperimentato esprimendosi appassionatamente e ha emozionato. Al di là della tecnica e altri dettagli, non è forse questo che ci si aspetta dagli artisti?

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