Il 12 novembre 2025 è iniziato il tour dei Guappecartò, che si sono esibiti a Germi – Luogo di Contaminazione di Milano, e hanno presentato il loro nuovo album “D-Segni“: un omaggio e al tempo stesso una rinascita. Un progetto che dal vivo ha conquistato il pubblico e ha mantenuto alta l’attenzione grazie a sonorità e contaminazioni che li mostrano rinnovati, ma sempre profondamente fedeli alla propria identità.
Mala e Braga, ovvero Marco Sica e Pierluigi D’Amore, si sono raccontati in un’intervista registrata pochi giorni dopo il live, e hanno condiviso gli albori, i significati e tutto ciò che gira intorno al loro ultimo frutto musicale, nato da testi, immagini, emozioni e soprattutto ispirato a “Segni”, il libro dell’attrice e imprenditrice Madeleine Fischer, “musa e madre spirituale” della band che li accolse nel 2004 quando erano ancora musicisti di strada:
«Ci siamo ritrovati in studio e l’emozione è stata talmente forte che è come se fosse esplosa all’interno dello studio. In una settimana abbiamo registrato tutto il disco, una cosa che non ci era mai capitata perché di solito lavoravamo con molta calma e a distanza. Poi eravamo cinque componenti sparsi. Invece questa volta è stato proprio un getto, un flusso esplosivo e poi tu hai visto il live: ci liberiamo completamente musicalmente, senza ritegno quasi.».
In “D-Segni” si è assistito anche ad un cambiamento nel genere musicale, non solo acustica, adesso i Guappecartò parlano di post-world:
«Forse abbiamo finalmente trovato la definizione per il nostro suono. Siccome prima era acustico, quindi era un suono che rientra nella grande categoria world music. Adesso è post-world.».
Marco Sica e Pierluigo D’Amore intendono mantenersi liberi da parole, cercando di difendere e mantenere la potenza del linguaggio universale della musica. Usano la voce solo come strumento da vocalizzo:
«Usare anche le parole non penso sia il nostro obiettivo e la nostra intenzione non è quella di diventare famosi, è quella di esistere veramente, profondamente ed essere quanto più universali possibile, esprimendo un’emozione più primitiva tramite la musica.».
I Guappecartò lavorano con nomi della scena francese come Seb Martel, tra i componenti presenti anche al live a Germi:
«Con Seb è stato un incontro, quella che Madeleine definiva coincidenza geometrica, che si propaga all’infinito nel cosmo, perché ci siamo incontrati all’inizio nel 2004 e avevamo dei percorsi musicali forse agli antipodi.
Però nel corso di questo ventennio, per ragioni sconosciute, la sua ricerca è andata a confluire con la nostra e quando ci siamo rincontrati, per caso, ad Avignone, ci siamo resi conto che eravamo veramente sulla stessa direzione. Quando abbiamo deciso di collaborare è stato magico: lui è un chitarrista molto originale e per il nostro disco si è occupato anche della produzione artistica, del sound design, e ha creato dei vestiti a quello che era il nostro suono: raffinati, eleganti, e francesi sicuramente. È stato un amore che si è sviluppato nel tempo, non è scoccata subito, come due persone che si incontrano e poi si innamorano nel tempo.».
E poi c’è Natale Lariccia, il disegnatore ritmico, denominato così perchè non si può chiamare solo batterista o percussionista, dal gruppo definito “il numero uno, perché è riuscito a creare delle percussioni assurde da oggetti di uso quotidiano“.

Quanto è importante il pubblico per i Guappecartò, cosa c’entra David Lynch e che segno lasciano
Il gruppo anche dopo circa 1500 concerti, il sentire e il coinvolgimento del pubblico rimane un aspetto importante:
«È responsabilità di chi fa musica e chi ci lavora spostare l’asticella un po’ più in alto, perché il pubblico lo può capire e può andare anche oltre.
Quello che mi sorprende molto in questo tour è vedere i nostri fan, che erano abituati a tutt’altro sound, essere completamente dentro, coinvolti, entusiasti. Quasi se l’aspettavano da noi questo cambiamento, vuol dire che abbiamo creato nel corso degli anni un pubblico che ci somiglia, perché ha capito chi siamo e quindi si aspettavano una sorpresa.».
Come afferma anche il gruppo, il lato bello di essere un gruppo di nicchia, pur non avendo grandi numeri, è godere di una grossa qualità di fan e scoprire sempre nuove persone che si appassionano alle novità proposte.
E alla domanda “Se poteste scegliere un regista vivente o del passato per un film ispirato a “D-Segni”, chi sarebbe e perché?” i Guappecartò rispondono immediatamente e convinti “David Lynch!”:
«È venuto a mancare proprio mentre stavamo lavorando a “D-Segni” e ci sono dei momenti nell’album che sono chiaramente ispirati sia ai suoi film, che alle serie e alle musiche. Oggi possiamo dire David Lynch, in passato avremmo potuto dire Fellini, ma probabilmente il regista ideale deve ancora nascere.».
Con “D-Segni” i Guappecartò desiderano sicuramente lasciare un segno:
«Vogliamo lasciare una traccia naturale, facciamo quello che facciamo mettendo noi stessi, la nostra esistenza è implicata al 100% e quindi il segno che vogliamo lasciare è semplicemente quello che siamo. Per noi è importante esistere piuttosto che apparire, desideriamo esistere, resistere e trasmettere agli altri la verità, non la maschera.».
Il loro passato è fatto di musica suonata in strada, album, concerti e quel che è stato lo portano ancora dentro:
«Dentro c’è tanta foga di lottare in questa giungla, come vent’anni fa che ci lanciavamo nel vuoto, suonando in strada, andando contro qualsiasi difficoltà in maniera molto spavalda.
Oggi stiamo facendo la stessa cosa, chiaramente la consapevolezza adesso è maggiore, non abbiamo più vent’anni, però c’è sempre la stessa motivazione di fondo, la stessa intenzione, la stessa voglia di esprimerci con questa nostra musica. La strada ci ha anche lasciato l’attitudine a considerare ogni luogo in cui suoniamo veramente uguale. Abbiamo suonato su grandi palchi, nei teatri, nei ristoranti, ai matrimoni, una volta abbiamo suonato quasi nel bagno di un bar, ma per noi erano tutti uguali. Quindi ogni posto, ogni luogo, ogni momento è sacro.».
I Guappecartò sono in continua evoluzione, e il live a Germi ne è stata la prova perché ha avvolto il pubblico tra violino, chitarre, elettronica, senza stancarlo e generando curiosità e desiderio di risentire quei suoni, resi potenti anche dalla volontà di spingersi oltre le aspettative.
Dal vivo è un’emozione diversa e amplificata.
Questa la tracklist di “D-Segni”, per un ascolto in solitaria:
- 0
- Requiem per Alieni
- Memory 2
- Memory 3
- Memory 4
- Memory 5
- Memory 6
- Mon espoir
- Âme D/La Dame
- ∞
Invece, per quanto riguarda le novità sul tour di “D-Segni” e prossime date, trovi tutto qui: https://guappecarto.com/it/ e sui loro social.