Alibi è l’ultimo singolo di Peligro e anticipa l’EP The Ikigai series (vol. 1).
Peligro è Andrea Mietta, rapper milanese che sin da piccolo fa della musica una passione, e a partire dai 14 anni ne dedica la maggior parte del suo tempo.
Alibi di Peligro è più di una canzone, è una convinzione e un’amichevole provocazione. Secondo Andrea è chi si muove senza direzione ad aggrapparsi ad una giustificazione.
La direzione di Andrea invece è decisa e in costante rinnovamento. Ce la racconta così:
Per scrivere Alibi, il singolo che anticipa The Ikigai series, da cosa hai preso spunto?
«Alibi racchiude una mia convinzione, secondo la quale non esistono scuse. Per esempio, si leggono un sacco di storie straordinarie di persone che superano i loro limiti fisici. Queste storie, come mille altre, mi fanno credere fermamente che, se si vuole ottenere qualcosa, si può.
Per cui non esistono alibi, scuse, giustificazioni per il non raggiungimento dei propri obiettivi. Perlomeno io non me ne do.
Questa canzone l’ho scritta mosso da questa convinzione. Per me è un mantra, un mantra che mi ricorda sempre che se desidero raggiungere un obiettivo, io ci posso arrivare.»
Peligro è un artista che mira ad una meta e che non si ripete mai. Mi dice che ciò che sta realizzando in questo momento non assomiglia a niente di quello creato fino ad ora, e ne è convinto orgogliosamente. La sua ferrea intenzione è infatti quella di produrre sempre qualcosa di nuovo.
The Ikigai series è la sua ultima opera, anticipata da Alibi. È l’EP che uscirà a breve, sul quale Peligro racconta qualcosa in più qui di seguito.

Alibi di Peligro anticipa l’uscita di The Ikigai series
Il tuo EP in uscita si chiama The Ikigai series, qual è l’origine e il motivo di questo nome?
«L’ispirazione è nata quando ho visto il simbolo dell’Ikigai e i significati delle varie circonferenze che si intersecano tra di loro. Ho pensato fosse una bella immagine e che contenesse in sé un bel messaggio da comunicare. La filosofia dell’Ikigai e tutto quello che ci sta dietro è di grande ispirazione per me, così l’ho messa al servizio della mia creazione.»
L’Ikigai corrisponde all’espressione italiana “ragion di vita” e “ragion d’essere” ed è l’incrocio di diversi aspetti, come suggerisce già la copertina dell’EP di Peligro.
Cosa c’è di nuovo e di vecchio di te in The Ikigai series? Cosa c’è da aspettarsi?
«C’è da aspettarsi equilibrio e anche una diversa forma-canzone. Alibi in un certo modo già lo dimostra. In The Ikigai series è evidente la volontà di creare delle canzoni in maniera più evoluta, rispetto alla classica struttura.
Ho cercato di creare un’organicità e sintesi tra le cose che succedono all’interno di una canzone e ho cercato di dare ancora più spazio alla melodia. C’è soprattutto una ricerca di un maggior equilibrio sonoro tra il rap e il pop.»
Nel 2013 in Scontento rappavi “Sono scontento ma non farmene una colpa, non mi importa se mi critichi perché non mi accontento”. È ancora il tuo mood o hai raggiunto un equilibrio con il tuo EP in uscita?
«In realtà continuo a non trattenermi nè accontentarmi. È il modo in cui manifesto questo non trattenermi nè accontentarmi che è cambiato.
Scontento è un disco al quale sono legato ma è figlio dell’età in cui è stato scritto, nel pieno della turbolenza adolescenziale.
In larga misura penso esattamente le stesse cose che pensavo quando ho scritto Scontento. La differenza è che con l’età si impara l’importanza del grigio.
Il grigio è un colore bistrattato ma in realtà è meraviglioso. Perché tra il bianco e il nero ci sono infinite tonalità, che rappresentano quegli aspetti, quelle vie di mezzo e quelle sfumature che danno profondità ai concetti.
Quindi sì, penso ancora che non mi accontento, penso ancora che non mi trattengo, ma penso di farlo in maniera più intelligente.»
Com’è per Peligro fare musica rap oggi

Prendo in prestito un brano di Respiro per chiederti: “Quanto ti costa la tua felicità?” Intendo quella musicale. Ovvero, fare musica rap oggi com’è per te?
«È una sfida fare musica in generale ma in particolare fare musica rap, perché oggi il rap si posiziona in quel limbo in cui risulta essere un genere ancora giovane per chi ha una certa età ma è già vecchio per chi ne ha un’altra.
Fare rap per me vuol dire cercare delle soluzioni in maniera tale da sembrare sempre il più possibile attuale.
La musica che cerco di fare non è una musica di moda, nel senso classico del termine, non è una musica che trovi in classifica. Al contempo cerco sempre di donarle quella modernità un po’ senza tempo.
Questo è quello che cerco di fare. Mi costa tanta fatica la ricerca dei suoni ma sono disposto a pagarlo questo prezzo. Perché ne vale la pena.»
Quest’anno ha immobilizzato un po’ tutti, ma tu non ti sei dato “alibi” e hai portato alla luce l’EP che verrà. Com’è stato per te scrivere e produrre musica in questo momento storico?
«La creazione, che già di per sé è la parte che preferisco, ha rappresentato al 100% la mia priorità. E fortunatamente, avendo a disposizione il mio studio, non sono stato frenato dall’impossibilità di andare in un posto dove poter fare musica.
Ho creato veramente tanto e in maniera più focalizzata. Credo che le ultime cose e le prossime cose che usciranno abbiano un’organizzazione e un focus diversi.»
Cosa o chi ti dà l’ispirazione per scrivere e cosa rappresenta per te il rap e la scrittura?
«Cerco sempre di partire da quello che vedo e che sento, soprattutto da ciò che mi capita in prima persona.
Qualunque cosa io veda può essere una fonte di ispirazione per me.
Ad esempio, Alibi è nato proprio da una convinzione che io sentivo dentro di me. Parole al vento, ultimo singolo che usciva prima di Alibi, allo stesso modo è nato dalla volontà di manifestare un sentimento molto forte che avevo.
Per me parte tutto da testo e scrittura. Cerco di tradurre in musica le immagini, partendo dal testo. Questo è sempre stato il mio modus operandi.»
Peligro è un rapper che non si dà Alibi e non lascia andare le Parole al vento, per citare solo due dei suoi più recenti pezzi. La sua musica ha un motivo singolare e nel tempo si è arricchita di suoni sempre diversi, anche elettronici, ed è diventata un po’ più “melodica”, ma sempre molto precisa ed efficace nel comunicare.
Non è monocolore e sa accogliere il grigio e le sue venature, di cui ne parla con espressioni dosate, che raccontano anche cura per le parole.
Che dire?! Alibi di Peligro è già una base che attrae e dalla quale parte The Ikigai series. Non ci rimane che attenderne l’uscita.
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