MI AMI 2026: parole, immagini e ricordi di una prima volta al Festival che ha fatto la storia dell’indie a Milano

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Se c’è un festival che negli anni è diventato un punto di riferimento per la musica emergente e indipendente italiana, questo è il MI AMI, che ha luogo a Milano. Per chi ama la musica dal vivo, è uno di quegli eventi che vale la pena vivere almeno una volta, per l’atmosfera libera, contaminata e quasi ininterrotta.

Questo è il racconto di chi desiderava andarci da anni e ha trovato solo nel 2026 l’occasione per vivere la sua prima volta al MI AMI.

Il Festival, come tutti gli anni, si è svolto nell’arco di tre intense giornate che hanno richiamato moltissime persone. Nonostante l’affluenza, è stato comunque possibile godersi concerti e atmosfera senza subire la calca.

La location è ciò che non ti aspetti, in un pomeriggio di maggio, caldo e soleggiato, dove l’aria è ferma e anche le acque dell’Idroscalo. Il cielo azzurro si specchia e gli regala il suo colore, come fosse mare: è un’illusione che offre a chi ha un debole per quest’ultimo e lo ricerca ovunque.

Sabato 23 maggio al MI AMI 2026: tra Labadessa e Mille

Il sabato al MI AMI 2026 ha iniziato a prender forma, una bellissima forma, con Labadessa. Se fino a quel momento lo hai solo ascoltato e apprezzato su Spotify, potresti pensare che forse dal vivo non renderebbe allo stesso modo.

Se hai fatto quel pensiero, fermati! Non è così: da “Letto panorama”, a “Cappuccini”, fino a “Dovremmo prendere un cane” e non solo, Mattia “c’ha fumato il cuore” e coinvolti con la sua simpatia ed estrosità partenopea, evidente già nei testi delle sue canzoni.

È stata poi la volta di Mille, con la scatenatissima “Giovane distratta” e tutto il suo principale repertorio. Impossibile non notare la sua disinvoltura sul palco e il fascino naturale. Con lei il livello dell’acustica è sembrato leggermente inferiore rispetto al set precedente, in alcuni momenti la voce non è arrivata con la consueta nitidezza.

Dal mistero de Il Nemico all’energia di Motta

Se invece Il Nemico non era ancora finito nelle tue playlist, il live potrebbe essere una piacevole scoperta. A colpire sono le coreografie d’effetto, le sonorità tra indie pop e post-punk urbano e quel mistero che continua ad avvolgere la sua identità.

Brani come “Roma Teheran”, ed altri tra amore e rivoluzione, hanno saputo incuriosire anche chi fino a quel momento non conosceva questo progetto musicale misterioso.

Subito dopo il registro è cambiato completamente grazie ai Nu Genea. Il duo napoletano ha generato un pubblico canterino, ballerino e instancabile, e ha trasformato l’area concerti in una grande festa collettiva. Il carisma dei musicisti era percepibile anche a distanza. Un sound a tratti uniforme, ma probabilmente è proprio questa coerenza stilistica a renderli così riconoscibili.

Quasi sul finire è toccato a Venerus, che ad un certo punto si è fatto accompagnare a sorpresa da Cosmo, con il quale ha intonato anche un tributo riuscito a Battisti. È risultato un live intimo, finito troppo presto perché non è stato possibile assistervi dall’inizio.

La miglior conclusione possibile è arrivata con Motta. Platea gremita per un cantautore fedele a una scrittura che continua a resistere alle mode.

Solido sul palco ed intenso nell’interpretazione, ha cantato con la voce e col corpo. Quando ha intonato “Prima o poi ci passerà“, il brano si è trasformato in una sorta di mantra, capace di insinuarsi nei pensieri e nel corpo degli ascoltatori.

Quelli raccontati sono soltanto alcuni degli artisti presenti al MI AMI 2026. La ricchezza della programmazione costringe inevitabilmente a fare delle scelte e a rinunciare ad altri live interessanti come quelli di Angelica Bove e Francamente.

Un festival che conferma la propria identità e che, una volta terminato, lascia la voglia di tornarci.

Leggi anche: Dopo il MI AMI 2025: i nuovi artisti quali canzoni e sensazioni hanno dedicato al Festival indie e per gli emergenti?

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